Associazioni aderenti: Unione Industriale Biellese, Associazione degli Industriali di Novara, Unione degli Industriali della Provincia di Varese, Unione Industriali di Como, Confindustria Lecco, Confindustria Bergamo, Associazione Industriale Bresciana, Associazione degli Industriali della Provincia di Mantova, Associazione Industriali della Provincia di Vicenza, Unindustria Treviso, Associazione fra gli Industriali della Provincia di Belluno, Unione degli Industriali della Provincia di Pordenone, Confindustria Modena, Associazione Industriali della Provincia di Reggio Emilia, Unione Industriale Pratese, Associazione degli Industriali della Provincia di Ancona, Confindustria Monza e Brianza.
Coordinatore: Alberto Ribolla, Unione Industriali degli Industriali della Provincia di Varese.
Segretario: Vittorio Gandini.
L’organismo si inquadra a tutti gli effetti nel sistema confederale ed il suo coordinatore risponde direttamente al Presidente di Confindustria, dal quale è nominato.
SCHEDA DI PRESENTAZIONE
Nella primavera del 2003 le Associazioni territoriali delle 15 province italiane con più alto tasso di industrializzazione hanno ritenuto opportuno mettere in comune problemi ed esperienze che contraddistinguono le aree a forte vocazione manifatturiera e valutare la fattibilità di realizzare sinergie per rafforzare i servizi rivolti alle aziende associate e valorizzare la rappresentatività dei territori industriali sia all’esterno che in seno al sistema confederale.
Il tavolo informale è diventato permanente perché è emerso con chiarezza che, al di là di alcune specificità territoriali e di alcune specializzazioni settoriali e distrettuali, la gran parte dei problemi dei sistemi industriali sono comuni.
In tutti questi territori sono le attività manifatturiere a determinare l’andamento economico, a dare un contributo determinante al processo di creazione della ricchezza dei territori, a garantire eccellenti risultati occupazionali e ottime performance sui mercati esteri, ad assicurare elevati livelli di benessere e di qualità della vita.
D’altro canto i fabbisogni che possono garantire il mantenimento di alti tassi di crescita nel contesto di una marcata vocazione industriale sono elevati: il territorio deve essere consapevole della centralità dell’industria, il lavoro deve essere sempre più qualificato, tutte le infrastrutture – e non solo quelle per la mobilità - devono essere adeguate ad una domanda intensa e crescente.
Inizialmente sono state coinvolte 15 province (Biella, Novara, Bergamo, Brescia, Como, Lecco, Varese, Belluno, Treviso, Vicenza, Pordenone, Modena, Reggio Emilia, Prato e Ancona), da qui il nome del Club; successivamente gli standard previsti sono stati raggiunti anche dalla provincia di Mantova e Monza e Brianza.
CRITERI
La presentazione ufficiale del Club è avvenuta il 15 ottobre 2005 in occasione del VII Forum Internazionale di Prato della Piccola e Media Impresa.
Nei due anni il Club si è occupato prevalentemente di politica industriale ed ha elaborato sei position paper sulla competitività e lo sviluppo, sull’Energia, sui Contratti di lavoro, sull’Internazionalizzazione e la tutela del Made in Italy, sulla Riforma federale dello Stato, sulla Riforma dell’istruzione secondaria e sul Mercato dell’energia.
Sul versante interno sono state prodotte una serie di analisi sui servizi forniti dalle Associazioni finalizzate a migliorare l’offerta per le aziende associate con importanti risultati sull’internazionalizzazione, la ricerca scientifica e la formazione.
A partire dal settembre 2004 si è deciso di proporre un’iniziativa analoga a quella svolta in Italia per i territori industriali ad alto reddito dell’Unione Europea.
Il primo documento (Le capitali dell’industria. Il caso italiano – Settembre 2004) presenta il Club, le sue attività e le sue potenzialità; il secondo (Le capitali dell’industria. Un progetto europeo – Giugno 2005) formula una proposta di iniziativa dell’Unione Europea per i territori industrializzati.
I documenti sono stati consegnati alla DG Impresa, al CESE (Comitato Economico e Sociale Europeo) ed al CCMI (Comitato Consultivo Mutazioni Industriali).
COMPARAZIONI INTERNAZIONALI
Popolazione (000)
PIL (mio €)
PIL per Abitante (000 €)
Valore AggiuntoIndustria(mio €)
% VA Industria
Occupati Industria (000)
% Occupati Industria
Tasso di Disoccup.
UE 25 (1)
453.757,0
9.626.056
21,2
2.375.194
24,7
51.104,0
27,0
8,9
EUROZONE 12
305.897,0
7.079.074
27,7
1.792.270
25,3
34.142,0
8,5
TERRITORI INDUSTRIALI AD ALTO REDDITO (2 - 3)
17.306,2
461.943,8
26,7
191.300,3
46,5
3.707,3
45,1
4,3
TERRITORI INDUSTRIALI A REDDITO MEDIO BASSO (4)
51.124,0
393.048,0
7,7
148.531,8
42,5
8.350,1
42,0
7,3
TERRITORI INDUSTRIALI
68.430,2
854.991,8
12,5
339.832,1
44,7
12.057,4
42,9
6,5
16 PROVINCE ITALIANE
8.443,4
216.271,2
25,6
79.114,6
40,9
1.766,8
44,9
3,0
% 16 Province su territori industriali ad alto reddito
48,8
46,8
41,4
47,7
12,3
23,3
14,7
(1) L'Unione Europea è composta da 25 Stati Nazionali ed il suo territorio è diviso in 89 Nuts 1 (Stati federali o Macro-Regioni o Circoscrizioni), 254 Nuts 2 (Regioni, Contee o Province) e 1.214 Nuts 3 (Province o Municipalità).
(2) Sono considerati territori industriali quelli che hanno almeno il 40% dell'occupazione nell'industria, il 35% del PIL prodotto dall'industria ed un reddito pro-capite superiore ai 20 mila €.
(3) Sono 63 NUTS 3 di cui 41 in Germania, 16 in Italia, 2 in Spagna, 2 in Austria, 1 in Grecia e 1 nel Belgio.
(4) Sono 43 territori di cui 12 nella Repubblica Ceca, 8 in Germania e Slovenia, 5 in Portogallo e Ungheria e 1 in Spagna, Polonia, Slovacchia, Estonia e Italia.